WildStar: rischio chiusura nonostante il free to play

Il mercato dei giochi basati su universi persistenti online è cambiato. Non serve certo essere degli esperti del settore o degli appassionati incalliti per capire che quella che una volta era considerata come la mecca dell’immenso guadagno per gli sviluppatori si è tramuta in settore di nicchia, schiacciato dal peso di una concorrenza più appetibile per i fruitori. Sembrano passati secoli da quando l’opinione comune aveva eletto il settore MMO come troppo saturo e privo di reali innovazioni del genere, ma in realtà lo scenario che si è venuto a creare in soli 3 anni si è talmente assottigliato che definirlo desertico non è poi questa eresia.

Personaggi WildStar

Nonostante tutto esistono ancora softco decise a investire risorse economiche con l’intento di presentare un gioco divertente alle schiere di appassionati. Tra queste bisogna annoverare Carbine Studios che, sotto l’ala della NCSoft (famoso sviluppatore e publisher sud coreano), ha presentato nel 2014 Wildstar, un gioco con ambientazione sci-fi e sistema di combattimento action molto simile a quello di Guild Wars 2, con uno stile grafico decisamente cartoonesco che strizza l’occhio a World Of Warcraft. Non si può certo dire che i coraggiosi sviluppatori non ci abbiano provato: presenza e trailer nelle maggiori fiere di settore, edizione scatolata, innovazioni divertenti come il Telegraph system e il combattimento votato all’azione, e per finire il canone mensile appoggiato alla presenza dei C.R.E.E.D., la valuta virtuale che come in altri predecessori (EVE Online giusto per darvi un esempio pratico) funge da moneta reale e permette di acquistare oggetti e tempo di gioco.

Pare tuttavia che nonostante gli sforzi il titolo non abbia fatto breccia in molti cuori. Senza girarci tanto intorno, il primo e forse il più grosso errore dei ragazzi che hanno realizzato Wildstar è stato proprio il modello di business. Se seguite questo sito ormai lo sapete perché anche voi fate parte di questa fetta di mercato: il canone mensile è spesso visto come il male supremo. Nel corso del tempo abbiamo assistito alla lenta morte della sottoscrizione a favore di un’offerta “gratuita” che offriva, almeno sulla carta, una maggiore libertà di gestione da parte del giocatore. Nonostante World of Warcraft, vero punto di riferimento del genere, sia stato e sia ancora oggi l’ultimo MMORPG capace di mantenere un canone di pagamento mensile per un periodo prolungato di tempo, tutta la pletora di giochi che hanno tentato di replicarne la formula hanno presto o tardi fallito. Titoli come Star Wars the Old Repuclic, The Elder Scrolls Online e Warhammer Online non sono riusciti a sostenere il peso della concorrenza e hanno dovuto ricorrere a una strategia di difesa sostituendo la ghiotta, almeno per i publisher, quota mensile con un’offerta gratuita supportata da uno shop più o meno invasivo.

Guerriero WildStar

È ben chiaro che al momento non si tratta più di fare giochi di buona caratura, arricchiti da meccaniche originali e tanti contenuti, quello che conta è offrire all’odierna utenza un monte ore spendibili in gioco pressoché infinito unito alla possibilità di lanciarsi subito al centro dell’azione, possibilmente senza sborsare un euro se non per acquistare le varie skin necessarie per personalizzare il proprio avatar (se state pensando ai MOBA, beh fate bene…). Il concept stesso di Wildstar è nato all’inizio del grande periodo di transizione e probabilmente al momento della prima bozza del gioco il canone mensile aveva ancora senso, ma il tempo impiegato per la realizzazione ha vanificato l’idea di base rendendola di fatto obsoleta e poco digeribile per i giocatori. Carbine Studios, visti i risultati non proprio esaltanti ottenuti dal titolo nei primi mesi di vita (solitamente fondamentali per ogni MMO), ha deciso di cambiare bruscamente rotta abbandonando il P2P per passare a un più moderno F2P e aggiungendo un non troppo originale “Reloaded” al nome del gioco. Con Wildstar Reloaded gratuito al 100%, il sistema di monetizzazione verte esclusivamente sull’acquisto di oggetti cosmetici e personalizzazioni sia del personaggio sia della casa virtuale. Carbine è infatti stata chiara riguardo il papabile rischio del pay to win: nessun oggetto che potenzi statistiche o dia bonus in combattimento sarà acquistabile presso lo shop.

La decisione di modificare il sistema di business in corso d’opera è un chiaro esempio di come le cose non siano andate come previsto, ma allo stesso tempo dimostra anche che il team di sviluppo non vuole lasciare cadere Wildstar nell’oblio. Il modello F2P ha portato con se alcune novità dove se ne sentiva più bisogno. Non stiamo parlando di miracoli, però le migliorie sono innegabili: un bel revamp delle zone iniziali, maggiore gratificazione per gli avventurieri che si apprestano a seguire la catena di quest e per finire qualche aggiunta al già valido sistema Discovery. Tra le varie novità quella che merita la palma della migliore sembra essere la rivisitazione del sistema grafico e delle luci. Esplorare, o rivisitare nel caso abbiate abbandonato il gioco prima del passaggio al free to play, le zone che compongono il mondo di gioco sarà un’esperienza molto più gratificante di quella offerta dalla prima versione di Wildstar; passeggiare avvolti dalle luci di un’alba spaziale o esplorare le grotte più oscure è un vero piacere per gli occhi. In termini di gameplay è invece importante menzionare la libertà che caratterizza il nuovo sistema di crafting; sarà sempre possibile creare oggetti performanti e adatti al proprio stile di gioco, ma con più semplicità. Anche il sistema di teletrasporto ha giovato di un rinnovamento garantendo di fatto spostamenti più rapidi, il che aggiunto al Nav Point (un Google Maps spaziale) semplifica non poco il completamento delle Quest assegnate nel gioco. Persino il sistema degli incarichi è stato infoltito in modo da prolungare l’endgame, coadiuvato da alcune quest giornaliere. A chiudere il cerchio delle novità in ambito PVE troviamo il Content Finder, una sorta di Group Finder che facilita la ricerca di compagni d’avventura e che a differenza del più celebre Dungeon Finder offre la possibilità di creare un gruppo senza la restrizione dei Dungeon.

Conclusioni

Iniziamo subito con il dire che Wildstar Reloaded non è una semplice operazione commerciale atta a spremere l’ultima parte di succo rimasta, ma bensì un reale tentativo di salvare il gioco e la community. Carbine Studios sta davvero giocando il tutto per tutto, anche se purtroppo la tanta carne messa al fuoco non sembra essere riuscita a far cambiare rotta al titolo. Stando alle voci che arrivano dal Medio Oriente, pare che Wildstar Reloaded stia rischiando seriamente la chiusura e in ogni caso non verrà lanciato sul ricco mercato cinese.

Se cercate un passatempo a bassissimo costo, magari in attesa dell’uscita di un altro titolo, allora Wildstar potrebbe fare per voi. Se invece siete alla ricerca di un gioco in grado di catturarvi completamente e offrirvi un’esperienza duratura nel tempo, forse sarebbe meglio guardare altrove.

Bruno Manzoni

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